Disaster recovery, cos’è e perché è così importante in caso di emergenze o calamità
Siciliacque ha realizzato e collaudato un sistema tecnologico in grado di ripristinare nel giro di poche ore dati informatici e applicazioni dopo un evento critico, sia di origine naturale (terremoti, alluvioni, incendi, condizioni meteo estreme) sia provocato dall'uomo (errori operativi, attacchi informatici, interruzioni elettriche). Uno scatto in avanti per la resilienza digitale dell'azienda e la continuità del servizio idrico di sovrambito
15 Luglio 2026
2 min
Pronto e collaudato. Adesso Siciliacque può contare su un sistema di disaster recovery capace di ripristinare, in seguito a calamità naturali o emergenze di vario tipo, dati e infrastrutture connesse alla distribuzione idrica di sovrambito nel giro di un paio d’ore. Con il disaster recovery, Siciliacque compie un ulteriore scatto in avanti nell’ambito della sicurezza informatica: un traguardo raggiunto grazie al lavoro dell’area Ict, digitalizzazione e innovazione che – avvalendosi di tecnologie e brand leader nel settore come Posdata – ha messo a punto un’architettura pensata per essere affidabile e scalabile.
Il disaster recovery rappresenta oggi uno degli elementi fondamentali della resilienza digitale di un’organizzazione. Non si limita infatti al semplice salvataggio dei dati, ma comprende l’insieme di strategie, tecnologie e procedure che consentono di ripristinare rapidamente sistemi informatici, applicazioni e servizi essenziali dopo un evento critico, limitando i tempi di inattività e la perdita di informazioni. A supporto di questo processo c’è il disaster recovery plan, documento che definisce ruoli, responsabilità, priorità e modalità operative per la gestione dell’emergenza e il ripristino dei servizi, attraverso procedure preventivamente testate e aggiornate con regolarità per garantire la continuità operativa. “Un disaster recovery plan efficace – afferma Maurizio Sorce, responsabile dell’area Ict, digitalizzazione e innovazione di Siciliacque – consente infatti di ridurre al minimo i tempi di fermo, assicurare la continuità operativa e garantire che il ritorno alla piena funzionalità avvenga secondo procedure già validate”.
Si dividono generalmente in due grandi categorie i disastri che possono compromettere la continuità operativa di un’azienda. Da una parte quelli di origine naturale, come terremoti, alluvioni, incendi o eventi meteorologici estremi; dall’altra quelli provocati dall’uomo, tra cui guasti infrastrutturali, errori operativi, attacchi informatici, malfunzionamenti dei software o interruzioni dell’alimentazione elettrica. Se i fenomeni naturali non possono essere evitati, è invece possibile ridurne gli effetti attraverso un’adeguata pianificazione, la ridondanza delle infrastrutture e procedure di ripristino costantemente testate.
Negli ultimi anni la crescente digitalizzazione dei servizi essenziali e l’aumento delle minacce informatiche hanno reso il disaster recovery una componente imprescindibile delle strategie di cybersicurezza. Per Siciliacque si tratta di un passaggio fondamentale nel rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica, che si inquadra anche nel percorso di adeguamento al decreto legislativo 138/2024. Per soggetti come Siciliacque, la normativa impone infatti un approccio strutturato alla gestione della continuità operativa e alla resilienza dei sistemi che supportano i servizi critici. L’iniziativa va però oltre l’ambito strettamente informatico: per un’azienda che gestisce e distribuisce acqua su scala regionale, assicurare la continuità dei sistemi significa garantire un servizio essenziale per il territorio, le comunità e le infrastrutture collegate. L’affidabilità digitale diventa così un elemento strettamente connesso alla qualità, alla sicurezza e alla continuità del servizio idrico.
“Il sito di Disaster Recovery, posizionato a oltre 80 chilometri dal sito primario, – spiega Pietro Verro, IT specialist di Siciliacque – è stato progettato per garantire un adeguato isolamento geografico, riducendo significativamente il rischio che un singolo evento possa compromettere entrambi gli ambienti. Questo ci consente di affrontare con maggiore solidità scenari critici, preservando l’operatività anche in condizioni complesse”.
“Dal punto di vista tecnologico – aggiunge Verro – l’infrastruttura è basata su soluzioni che permettono replica dei dati, orchestrazione dei failover e ripristino controllato dei servizi, con l’obiettivo di ridurre al minimo sia i tempi di inattività sia la perdita di informazioni. Questo progetto rappresenta un investimento strategico che rafforza la resilienza complessiva dell’organizzazione e la nostra capacità di garantire continuità, sicurezza ed efficienza in un settore dove l’interruzione del servizio non è semplicemente un disservizio, ma un impatto diretto sulla collettività”.
“La capacità di ripristino in poche ore – conclude Riccardo Ventura, esperto di cybersicurezza – è la conseguenza visibile di un lavoro meno visibile ma altrettanto rilevante: test periodici, aggiornamento costante del piano e verifica dell’efficacia delle procedure nel tempo. Per un soggetto come Siciliacque, il disaster recovery non è un progetto isolato ma un tassello di un programma che integra misure tecniche, organizzative e procedurali in linea con le indicazioni dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e con gli standard di riferimento internazionali”.




